sabato 14 febbraio 2015

L'utero retroverso non è una malformazione

“Vorrei un bambino, ma ho l'utero retroverso. Riuscirò a concepire?”
È una delle domande che le aspiranti mamme postano più spesso nei forum dedicati alla fertilità. E non c'è da stupirsene, visto che avere l'utero retroverso o retroflesso è una condizione che riguarda il 20-30% delle donne. Condizione non nel senso di “condition”, cioè di malattia, ma nel senso di modo d'essere non patologico, di variante della normalità.
La maggior parte delle donne ha l'utero anteverso, cioè leggermente inclinato in avanti rispetto all'asse verticale, verso la vescica, oppure allineato al canale vaginale. Una percentuale minore lo ha inclinato all'indietro, verso la colonna vertebrale. In questi casi si parla di utero retroverso. Una variante ulteriore, ma quasi indistinguibile dalla retroversione, è la retroflessione, che consiste in una flessione dell'organo a formare un angolo maggiore di 90° rispetto all'asse della vagina.
La diagnosi, o meglio la constatazione di questa caratteristica anatomica, avviene di norma in occasione della prima visita ginecologica o ecografia pelvica transvaginale. Per una giovane donna che desidera in futuro avere figli, sentirsi dire “lei ha l'utero retroverso” può far paura, se il ginecologo non si premura di spiegare che questa condizione, se non è associata a endometriosi, aderenze o alla presenza di miomi, non ha conseguenze per la fertilità.
“Non interferisce con la capacità di concepire, con il corretto avvio e con l'avanzamento della gravidanza”, spiega Natalina Manci, ginecologa dell'Ospedale di Spoleto. "Non aumenta il rischio di interruzione spontanea di gravidanza o di presentazione podalica al momento del parto".
Che dire allora della messe di consigli che le aspiranti mamme preoccupate raccolgono in rete per correggere la posizione dell'utero: fisioterapia, esercizi di ginnastica mirati, posizioni da assumere durante o dopo l'atto sessuale per favorire la risalita degli spermatozoi? "Sono insensati", risponde la ginecologa.
Vero è che la retroversione può dare dei disturbi. "Può essere caratterizzata, in alcuni casi, da dolore pelvico esacerbato dalle mestruazioni o durante il rapporto sessuale, dovuto probabilmente a un eccessivo stiramento dei legamenti uterini posteriori o alla congestione dei vasi sanguigni, o ancora alla difficoltà del flusso mestruale di fuoriuscire a causa dell'angolazione eccessiva verso il retto", dice Manci. "In questi casi si fa maggior ricorso agli analgesici antinfiammatori come l'ibuprofene o il naproxene. L'opportunità di correggere chirurgicamente l'utero retroverso, benché possibile e un tempo praticato, è molto dibattuta e non è suffragata da evidenze. Si riserva a casi eccezionali, con tecnica mininvasiva laparoscopica".
Un'evenienza che può verificarsi nel primo trimestre di gravidanza in presenza di retroversoflessione è il blocco urinario. "L'utero, crescendo, rimane intrappolato nelle pelvi e spinge la vescica e l'uretra in avanti fino a bloccare la fuoriuscita dell'urina", spiega la ginecologa. "Per risolvere il problema è sufficiente una manipolazione pelvica che riposiziona correttamente l'utero, senza necessità di procedure invasive".

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