martedì 27 febbraio 2018

L'accesso alla contraccezione dall'Europa all'Italia: le mappe, gli ostacoli, le proposte



Dopo aver raccolto più di 60 mila firme in meno di un mese, a dimostrazione dell'interesse pubblico per l'accesso ai mezzi contraccettivi, il 14 febbraio scorso (non a caso il giorno di San Valentino), il Comitato per la Contraccezione Gratuita e Consapevole ha organizzato una conferenza dal titolo L'accesso alla contraccezione dall'Europa all'Italia: le mappe, gli ostacoli, le proposte che ha riunito operatori della salute, rappresentanti delle società scientifiche, delle istituzioni, delle aziende e di associazioni di cittadini, per discutere della fattibilità della proposta di erogazione gratuita dei mezzi contraccettivi. 

La lista completa dei partecipanti e le registrazioni audio e video dell'evento, ospitato dalla Casa Internazionale delle Donne a Roma, sono disponibili qui, grazie al contributo di Radio Radicale. Ecco invece alcune note sulle notizie e le riflessioni emerse intorno a tre punti focali della conferenza: le mappe, gli ostacoli e le proposteSperiamo che possano sollecitare nuovi confronti e dare un indirizzo a future iniziative.

Premessa: per quale motivo chiediamo quel che chiediamo


“L'accesso alla contraccezione è un diritto umano”, ha detto alla conferenza Grazia Panunzi, presidente dell'Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, organizzazione non governativa di cooperazione che promuove e difende i diritti, la dignità e la libertà di scelta di donne e ragazze. “La Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo del Cairo del 1994 e la Conferenza mondiale sulle donne di Pechino del 1995 hanno attribuito particolare rilevanza ai diritti sessuali e riproduttivi, al diritto di ogni donna e di ogni coppia di decidere se e quando fare un figlio e quanto distanziare le gravidanze, istanze che fanno ormai parte dell'agenda delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Favorire l'accesso a mezzi contraccettivi efficaci previene morti di parto, morti infantili, gravidanze indesiderate, i danni causati da aborti non praticati in condizioni di sicurezza, la trasmissione di malattie sessuali”.

Nel nostro Paese, due leggi dello Stato parlano di procreazione consapevole come di un diritto: la n.405 del 29 luglio 1975, istitutiva dei consultori familiari, e la n.194 del 22 maggio 1978. “Il consultorio è stato istituito come pilastro del Servizio Sanitario Nazionale per fare prevenzione nel campo della salute riproduttiva e sessuale. La consulenza sulla contraccezione e l'offerta gratuita dei mezzi contraccettivi sono strumenti di prevenzione primaria”, ha osservato Piero Cifelli, rappresentante della Società Italiana di Scienze Ostetriche Ginecologiche Neonatali. 

“Di procreazione consapevole parla anche il Progetto Obiettivo Materno Infantile, adottato nel 2000 con il Piano Sanitario Nazionale”, ha aggiunto Gabriella Cappiello, rappresentante dell'Associazione Ginecologi Consultoriali.
“E nei Livelli Essenziali di Assistenza, rinnovati lo scorso anno, c'è scritto che i consultori somministrano i mezzi contraccettivi, dunque l'accesso ai mezzi contraccettivi è di fatto già considerato nei LEA”, ha concluso Silvana Borsari, referente del Servizio di Assistenza Distrettuale della Regione Emilia Romagna.

Parlando di 194 e di interruzione volontaria della gravidanza, Angela Spinelli, direttore del Centro Nazionale Prevenzione delle Malattie e Prevenzione della Salute, ha commentato l'ultima relazione ministeriale sullo stato di applicazione della legge, pubblicata lo scorso dicembre. “Da diversi anni, ormai, dagli anni '80, il ricorso all'IVG in Italia è progressivamente calato e tra i diversi fattori responsabili di questo andamento di certo è stata fondamentale la crescente diffusione di mezzi contraccettivi moderni e più efficaci”, ha osservato. “Nel 1979, il 50% delle coppie faceva uso del coito interrotto come unico mezzo di controllo della procreazione. Oggi la percentuale di chi ricorre al coito interrotto è scesa al 10-15%. Migliorare ulteriormente l'offerta di contraccezione comporterebbe di certo un ulteriore calo del numero di interruzioni di gravidanza, perché gran parte delle IVG oggi riguarda gravidanze indesiderate, la cui occorrenza si potrebbe prevenire con un migliore accesso alla contraccezione”.

La contraccezione, dunque, è un diritto fondamentale per le istituzioni sanitarie internazionali e per quelle italiane. Favorire l'accesso ai mezzi contraccettivi è un'azione di prevenzione primaria a vantaggio della salute delle donne, degli uomini, delle coppie e comporta per il Servizio Sanitario Nazionale un risparmio economico legato al minore ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza e al contenimento delle infezioni a trasmissione sessuale.

Le mappe: quelle che ci sono e quelle che servono



Pezzo forte della conferenza del 14 febbraio è stata la presentazione dell'Atlante Europeo della Contraccezione, redatto dallo European Parliamentary Forum on Population and Development, una mappa dell'Europa geografica che rappresenta i dati relativi all'accesso alla contraccezione in 45 Paesi. “È stato realizzato nell'arco di otto mesi prendendo in considerazione due aspetti: la disponibilità di informazioni online sulla scelta contraccettiva nell'ambito di siti web governativi e l'offerta gratuita dei mezzi contraccettivi”, ha spiegato Marina Davidashvili, senior policy officer dell'EPF. “Un comitato di esperti e rappresentanti della società civile ha individuato 5 criteri e 15 sotto criteri, sulla base dei quali è stato assegnato un punteggio a ciascun Paese. Cinque diverse fasce di punteggio sono stata rappresentate con cinque diversi colori: verde scuro per i Paesi con il punteggio più elevato e poi, a calare, verde chiaro, giallo, arancione e rosso”.

Osservando i colori sulla carta è evidente la tendenza generale: nell'Europa occidentale prevale il colore verde, più o meno intenso, in quella orientale prevalgono il rosso e l'arancione. “I Paesi nelle migliori condizioni sono la Francia, la Gran Bretagna e il Belgio”, ha spiegato Davidashvili. “Tutte e tre le nazioni hanno siti web governativi che offrono informazioni sui diversi mezzi contraccettivi e sulla loro reperibilità. Inoltre, tutte e tre garantiscono l'accesso gratuito ai mezzi contraccettivi a tutta la cittadinanza. Altri Paesi offrono contraccettivi gratuiti solo ad alcune fasce d'età o gruppi vulnerabili, altri ancora li offrono in regime di contributo di spesa con lo Stato. Tengo a far notare che i Paesi con il migliore punteggio sono anche quelli caratterizzati da un tasso di fecondità più elevato, segno che l'accesso alla contraccezione non è causa di denatalità

L'Italia è l'unico Paese di colore arancione nell'Europa occidentale. Il suo punteggio lascia a desiderare in primo luogo perché non offre gratuitamente alcun mezzo contraccettivo e in secondo luogo per l'assenza di un sito governativo che fornisca informazioni logistiche su come e dove reperire un contraccettivo e sui costi. Bisognerebbe anche migliorare l'informazione sui mezzi contraccettivi moderni e su quelli di lunga durata, come la spirale e gli impianti sottocutanei. Positiva, invece, l'offerta di consulenza nei consultori”.

Di ampiezza più limitata, ma più dettagliata per alcuni aspetti è la ricerca pubblicata nel 2015 dall'International Planned Parenthood Federation European Network, in collaborazione con la European Society of Contraception and Reproductive Health e, per l'Italia, con la Società Medica Italiana per la Contraccezione: il Barometro dell'accesso delle donne alle moderne scelte contraccettive in 16 Paesi della Comunità Europea. Qui è disponibile in Italiano la parte riguardante la situazione nel nostro Paese. L'ha citata alla conferenza Emilio Arisi, presidente di SMIC, che ha confermato la posizione piuttosto bassa dell'Italia rispetto alle altre nazioni considerate e le gravi lacune nell'offerta della contraccezione ordinaria e d'emergenza.

A chi devono rivolgersi nel nostro Paese la donna, l'uomo, la coppia che cercano informazioni e una consulenza per attuare le proprie scelte riproduttive? Ai consultori, è stata la risposta unanime dei partecipanti alla conferenza. Allora quel che serve per creare una mappa logistica della disponibilità dei mezzi contraccettivi, come suggerito da Marina Davidashvili, è in primo luogo una mappa dei consultori attivi sul territorio italiano, delle loro risorse e dei servizi che offrono, accurata e aggiornata.

“In teoria questa mappa esiste e si trova sul sito del Ministero della Salute”, ha spiegato Anna Pompili, ginecologa presso un consultorio adolescenti e un consultorio familiare della ASL RM1 e presso il centro IVG dell'Ospedale San Giovanni di Roma, cofondatrice e membro del direttivo dell'Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto. “È interattiva: cliccando si trova la struttura più vicina alla posizione indicata. Peccato che la lista dei consultori familiari comprenda anche centri vaccinali, strutture per disabili adulti, centri di neuropsichiatria infantile… Inoltre le indicazioni non tengono conto del fatto che tanti consultori familiari hanno subito drastiche riduzioni del personale e non erogano i servizi indicati”.

Serena Battilomo, che dirige l'Ufficio della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, ha illustrato la genesi e i problemi della mappa in questione. “Nel 2008 il mio predecessore curò un censimento accurato dei consultori attivi sul territorio e delle loro dotazioni strumentali e di organico”, ha spiegato. “Nel 2013, venuto il momento di aggiornare quella mappatura, pensammo di utilizzare il flusso informativo nazionale, cioè le informazioni su tutte le strutture sanitarie che le Regioni per legge devono fornire con continuità al Ministero. Il flusso informativo comprende anche i dati relativi ai consultori familiari e ci avrebbe permesso di aggiornare la mappa ogni anno automaticamente. Nel tempo, però, alcuni consultori familiari hanno cambiato attività: sono diventati centri vaccinali, centri di pediatria, per disabili o per l'assistenza ai migranti. E i servizi informativi che si occupano di trasmettere i dati dalle Regioni al Ministero talvolta non ne hanno tenuto conto. Ce ne siamo accorti confrontando le informazioni ottenute in questo modo con quelle raccolte direttamente dal Ministero per la redazione del rapporto annuale sull'attuazione della legge 194 e ce lo hanno segnalato i colleghi di diverse Regioni. Abbiamo deciso, così, di mettere in rete la mappa basata sui dati del flusso informativo nazionale, che sono i dati ufficiali, pur sapendo che presenta lacune e imprecisioni, proprio per sollecitare i servizi informativi delle Regioni a controllare e correggere i dati inviati

Quest'anno poi il Ministero ha deciso di finanziare un'azione centrale per censire nuovamente tutti i consultori familiari attivi, i servizi erogati, indirizzi, contatti e orari di apertura e la loro geolocalizzazione, così da poter inserire queste informazioni nella mappa sul web e anche all'interno di app dedicate che permettano di individua la struttura più vicina che offra un determinato servizio. Sono lavori in corso di cui vi daremo notizia quando saranno ultimati”.

Gli ostacoli: il costo dei contraccettivi è solo uno dei tanti


Che quello economico sia uno dei principali ostacoli all'accesso ai mezzi contraccettivi moderni in Italia è opinione condivisa da tutti i partecipanti alla conferenza del 14 febbraio. Non è l'unico. “Il costo dei contraccettivi è solo parte del problema”, ha spiegato Pietro Puzzi, ginecologo attivo in alcuni consultori di Brescia e membro fondatore del Comitato per la contraccezione gratuita, che ha illustrato la campagna in apertura della conferenza. “Ci vuole informazione indipendente su caratteristiche, pro e contro di ciascun contraccettivo. Informazione che non provenga solo dalle aziende produttrici di farmaci e dispositivi. E ci vuole counselling mirato alla coppia e alla donna, un servizio che spetta ai consultori erogare. Quindi non basta mappare quelli attivi sul territorio, ma bisogna anche riorganizzarli, destinare nuove risorse”.

La legge istitutiva dei consultori risale al 1975, più di 40 anni fa. “È stata interpretata in modo diverso dalle singole Regioni e dalle singole aziende sanitarie”, ha osservato Gabriella Cappiello. “Io per esempio lavoro in una ASL del Piemonte. La nostra Regione non eroga gratuitamente i contraccettivi ormonali, né quelli ordinari né quelli di emergenza, ma combattendo a livello locale siamo riusciti a ottenere che il consultorio della nostra azienda offra gratuitamente la contraccezione di emergenza alle minorenni e, in alcuni casi, anche alle donne maggiorenni. Non è giusto che per ottenere questi risultati si debbano ingaggiare mille battaglie locali. Dovrebbe essere lo Stato a garantire la tutela della salute dei cittadini”.


La regionalizzazione della sanità pubblica ha creato disparità di accesso all'assistenza e ai farmaci sul territorio nazionale. “È un problema”, ha ammesso Serena Battilomo. “I nuovi Livelli Essenziali di Assistenza hanno ribadito l'importanza della rete dei consultori e alcune Regioni virtuose hanno investito in questo settore, ottenendo risultati positivi. In altre Regioni gli investimenti non sono stati adeguati”.

Laddove i consultori sono stati abbandonati a se stessi e si sono progressivamente impoveriti di risorse materiali e umane, la considerazione del pubblico nei loro confronti è calata. “Tante donne, tante coppie di classe economica medio alta si tengono alla larga da queste strutture che considerano inadeguate, fatiscenti, adatte a chi non ha i mezzi per permettersi l'assistenza privata”, ha commentato Piero Cifelli. “E magari si rivolgono al consultorio solo nell'emergenza, quando hanno in corso una gravidanza indesiderata, per accedere all'IVG. Così si trascura il compito primario dei consultori, che è quello di fare prevenzione, attraverso l'informazione, il counselling e l'erogazione di mezzi contraccettivi”.

Ci sono anche donne che si rivolgono alla struttura pubblica per avere una consulenza per la pianificazione familiare e l'inserimento di un dispositivo intrauterino e, indipendentemente dai costi, non ottengono quello che cercano. “Tanti giovani ginecologi escono da cinque anni di specializzazione e non sono in grado di fare counselling contraccettivo, non sono in grado di inserire una spirale”, ha detto Marina Toschi, vicepresidente dell'Associazione dei Ginecologi Territoriali e cofondatrice del Comitato per la contraccezione gratuita, “perché nessuno ha insegnato loro a farlo

C'è una carenza a livello della formazione. E c'è una questione di medicina difensiva: l'inserimento di un dispositivo intrauterino è considerato un atto chirurgico. Facendone tanti, c'è il rischio di qualche incidente e l'assicurazione ordinaria potrebbe non pagare. Occorre un'assicurazione specifica. Tanti ginecologi che operano nei consultori preferiscono astenersi per evitare rischi e così la donna che chiede la spirale deve spostarsi a cercare una struttura differente, oppure ricorrere al privato pagando ancora di più. C'è anche chi rifiuta alla donna che ne fa consapevolmente richiesta la legatura delle tube, cioè la sterilizzazione, dicendo che in Italia questa procedura è illecita. Non è vero: la legge non vieta la legatura delle tube, come non vieta la vasectomia per l'uomo. C'è chi rifiuta di legare le tube a una donna che ne fa richiesta dopo il terzo cesareo, senza tenere conto dei possibili rischi di una ulteriore gravidanza per la salute dell'interessata”.

Anche l'epidemiologo Michele Grandolfo, già direttore del Reparto salute della donna e dell'età evolutiva del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute, è intervenuto alla conferenza per lamentare la carenza di informazioni sulla contraccezione. “La gravidanza sarebbe un'ottima occasione per informare le donne sui diversi mezzi contraccettivi disponibili, per fornire loro i mezzi necessari per una scelta consapevole dopo il parto, alla ripresa dei rapporti”, ha detto. “Risulta invece che solo il 50% dei ginecologi affronti l'argomento con le proprie assistite. Tanti evitano il discorso sostenendo che la donna in gravidanza è troppo concentrata sull'arrivo del bambino e non è interessata alla contraccezione. Basta chiederlo alle donne per verificare che non è così”.

La ginecologa Elisabetta Canitano, presidente dell'Associazione Vitadidonna Onlus è stata ancora più esplicita nella sua denuncia. “Ci sono tanti colleghi che negano informazioni o forniscono informazioni scorrette per ragioni ideologiche”, ha osservato. “Sconsigliano l'uso della spirale o dicono che è pericolosa. Affermano che è un mezzo abortivo, il che è falso, e su questa base rifiutano di inserirla perché obiettori di coscienza. I centri per la pianificazione familiare afferenti ad alcuni ospedali religiosi non prescrivono contraccettivi moderni. Illustrano solo i metodi naturali, senza chiarire i limiti della loro efficacia. Le donne, le coppie che si rivolgono a loro non sanno che quelle informazioni sono viziate da un'opposizione di tipo ideologico. Le accettano, convinte che siano informazioni basate sull'evidenza scientifica. Così il loro consenso non può dirsi realmente informato”.

Le proposte: le strade da percorrere per un cambiamento


La proposta del Comitato per la contraccezione gratuita, illustrata all'inizio della conferenza dal ginecologo Pietro Puzzi, prevede l'erogazione gratuita di alcuni mezzi contraccettivi, farmaci come la pillola ormonale e dispositivi come la spirale. “Abbiamo operato questa scelta sulla base di quattro criteri”, ha spiegato Puzzi. “In primo luogo, il rapporto tra efficacia e costo, che per esempio è elevato per la spirale al rame. Poi il rapporto tra benefici e rischi per la salute, elevato per i preservativi e per le pillole estro-progestiniche di seconda generazione, quelle che contengono l'ormone progestinico levonorgestrel, che minimizzano il rischio di tromboembolismo venoso. Nell'ottica di garantire alle donne maggiore possibilità di scelta e facilità d'uso, abbiamo inserito nella selezione dei contraccettivi l'anello vaginale, che non implica la necessità di assunzione giornaliera. Infine, abbiamo tenuto conto di alcune situazioni particolari, come le donne nel post partum che allattano e non possono utilizzare farmaci estro-progestinici. Per loro abbiamo incluso le pillole di solo progestinico. Per le donne affette da mestruazioni abbondanti abbiano considerato le spirali medicate con progestinico, che hanno l'effetto di limitare la perdita di sangue e la conseguente anemia”.

Sulla scelta esclusiva delle pillole estro-progestiniche di seconda generazione ha mosso un'obiezione Emilio Arisi. “Nel counselling contraccettivo bisogna tenere presente tutti gli aspetti specifici della donna, della coppia che si rivolge al medico”, ha spiegato, “e non solo la sicurezza dal punto di vista del rischio tromboembolitico. Per esempio, non prescriverei il levonorgestrel a una giovane affetta da disturbi di natura androgenica, come l'acne o il sovrappeso, perché potrebbe accentuarli. Per lei sarebbe più indicato un estro-progestinico di terza generazione. Va bene quindi favorire quelli di seconda generazione, ma senza precludere altre possibilità”.

Il percorso da intraprendere per ottenere la gratuità dei mezzi contraccettivi deve seguire necessariamente un doppio canale. In Italia, infatti, la rimborsabilità dei farmaci è competenza dell'AIFA, mentre le decisioni sui dispositivi medici spettano al Ministero della Salute. Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti ed ex Ministra della Salute è intervenuta alla conferenza per fare chiarezza sull'iter previsto per i farmaci.
“È l'AIFA che stabilisce quali debbano essere inseriti in fascia A e quindi forniti gratuitamente ai cittadini. Lo decide attuando l'indirizzo politico del Ministero della Salute in accordo con le leggi dello Stato”, ha spiegato la ex Ministra. “Il tema della contraccezione è parte fondamentale della legge istitutiva dei consultori e della legge 194, nonché del Progetto Obiettivo Materno Infantile del 2000. Non ci sono dubbi sulla sua rilevanza. Occorre però la volontà politica da parte del Ministero di dare all'AIFA il necessario input. Ricevuta l'indicazione dal Ministero, una commissione tecnico scientifica interna all'AIFA determina le modalità di inserimento in fascia A. Quindi l'Agenzia avvia la fase di negoziazione con le case farmaceutiche per fissare un prezzo conveniente dei medicinali in questione: viene scelta l'azienda che offre il prezzo più basso. Alle case farmaceutiche conviene avere un prodotto in fascia A perché, pur a minor costo, il farmaco ha maggiore diffusione. Tuttavia la proposta di collocare un medicinale in fascia gratuita non viene dalle aziende, ma dal Ministero. Ritengo quindi che sarebbe utile proporre il tema al dibattito politico, prima e dopo le elezioni”.

Fino al 2016 alcuni farmaci contraccettivi erano in fascia A, poi sono stati spostati in fascia C, quella dei prodotti interamente a carico del cittadino. “L'anno scorso a questo riguardo è stata presentata un'interrogazione parlamentare, a cui il 10 ottobre 2017 ha risposto il sottosegretario di Stato per la salute Davide Faraone con elementi acquisiti da AIFA”, ha riferito Serena Battilomo. “Nella risposta si legge che di recente la problematica in argomento è stata riconsiderata da AIFA, la quale sta svolgendo approfondimenti al fine di valutare la possibilità di riammettere alla rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale gli anticoncezionali che presentino il miglior profilo beneficio-rischio. Nella risposta si legge inoltre che il 2 agosto 2017 l'Agenzia ha incontrato le principali società scientifiche di ginecologia ed endocrinologia per valutare la situazione. L'attività è in corso e richiederà anche una stima dei costi”.


Alla riunione del 2 agosto scorso erano presenti i rappresentanti dell'Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri, della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, entrambi nella persona di Elsa Viora, dell'Associazione Ginecologi Universitari e della Società Italiana di Endocrinologia. “Nel corso di quella riunione abbiamo chiesto all'AIFA la gratuità dei farmaci contraccettivi per tutta la cittadinanza, ma ci è stato risposto che la copertura economica è insufficiente”, ha raccontato Viora. “Abbiamo quindi redatto un documento informale, tuttora in fase di revisione, indicando alcune fasce vulnerabili a cui limitare la gratuità: a tutte le donne di età inferiore a 26 anni, a quelle di età compresa tra 26 e 44 anni nei 4 mesi successivi a un'interruzione volontaria di gravidanza e nei 12 mesi successivi al parto, alle donne con esenzione dal ticket per reddito, alle lavoratrici colpite dalla crisi e alle donne di recente immigrazione. Nel documento abbiamo passato in rassegna tutti i farmaci anticoncezionali disponibili, gli ormonali orali e quelli a lunga durata d'azione, come gli impianti sottocutanei. Abbiamo espresso preferenza per le pillole estro-progestiniche di seconda generazione, senza però precludere le altre, e per i contraccettivi a lunga durata per le donne che hanno difficoltà ad assumere un farmaco quotidianamente e per quelle che hanno affrontato un'IVG e sono a maggior rischio di reiterarla. Dopo aver presentato all'AIFA il documento, verremo convocati dall'ufficio dell'Agenzia che si occupa delle valutazioni economiche”.


Quali mezzi anticoncezionali rientrano invece nella categoria dei dispositivi medici? Lo ha chiarito alla conferenza Fernanda Gellona, direttore generale di Assobiomedica, l'associazione di Confindustria che rappresenta i produttori del settore biomedico e diagnostico. “Sono dispositivi medici tutti quei prodotti che svolgono un'azione meccanica e non interagiscono con il metabolismo, al contrario dei farmaci”, ha spiegato. “Quindi, nel caso dei contraccettivi, sono dispositivi i profilattici, le spirali al rame e anche quelle medicate con progestinico. Non rientrano invece nella categoria gli impianti sottocutanei per il rilascio prolungato di progestinico, per i quali prevale l'azione farmacologica. La rimborsabilità e dunque la gratuità per i cittadini dei dispositivi medici non dipende dalle decisioni dell'AIFA, ma dal loro inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza da parte del Ministero della Salute. Le modalità di erogazione dei prodotti dipendono poi dalle decisioni delle singole Regioni

Fino all'anno scorso non esisteva un percorso prestabilito per chiedere al Ministero l'inserimento di un dispositivo o di una categoria di dispositivi nei LEA, che non venivano rinnovati da più di 15 anni. La situazione è cambiata: con la pubblicazione dei nuovi Livelli Essenziali nel 2017 è stata istituita una commissione permanente che ha il compito di aggiornare i LEA ogni due anni. La commissione ha sede nell'ambito della Direzione della Programmazione Sanitaria del Ministero. A tutt'oggi non si conoscono i nomi dei membri e non è stato istituito un inter per interagire con loro, ma ritengo che interlocutrici della commissione saranno le società scientifiche, le associazioni di pazienti, le Regioni e la rappresentanza delle aziende del settore”.

Serena Battilomo ha confermato l'esistenza della commissione permanente e ha invitato le società scientifiche a farsi avanti per sollecitare l'inserimento dei dispositivi anticoncezionali nel prossimo aggiornamento dei LEA.

La proposta del Comitato per la contraccezione gratuita è rivolta alle autorità nazionali, per garantire l'equità di trattamento dei cittadini e delle cittadine su tutto il territorio. Intanto, a livello regionale qualche cosa si muove. Il 6 novembre scorso, con la Delibera Regionale n.1722/2017, la Regione Emilia Romagna ha istituito l'offerta gratuita dei mezzi contraccettivi nelle strutture consultoriali a determinate fasce di popolazione in base a età e condizioni socio-economiche. Alla conferenza ha riferito sull'argomento Silvana Borsari, responsabile dell'area materno infantile del Servizio assistenza distrettuale, direzione generale sanità e politiche sociali della Regione. 

“Nell'ambito dei consultori familiari abbiamo allestito due aree, lo spazio giovani e lo spazio giovani adulti”, ha spiegato Borsari. “Il primo è destinato alla fascia d'età dai 14 ai 19 anni, il secondo alla fascia dai 20 ai 34, con personale formato in modo specifico per offrire consulenze per la procreazione consapevole. L'offerta gratuita di farmaci e dispositivi anticoncezionali, erogati dai consultori, è rivolta ai giovani fino a 26 anni d'età e alle donne di età maggiore nel post partum, nel post IVG, con esenzioni per disoccupazione, lavoratrici colpite dalla crisi e di recente immigrazione. Quale sarà il costo dell'iniziativa per la sanità pubblica potremo calcolarlo con certezza solo tra 6-8 mesi. Nel preventivo che abbiamo formulato abbiamo considerato il costo dell'acquisto di farmaci e dispositivi, la perdita dovuta al mancato pagamento dei ticket per le visite e un aumento del 20-30% degli accessi ai consultori. A fronte di queste spese, bisogna tener conto del risparmio dovuto al minore ricorso alle interruzioni volontarie di gravidanza, alla prevenzione delle infezioni a trasmissione sessuale e alla prevenzione di tutti i problemi di salute e le assenze dal lavoro legate a una gravidanza indesiderata. Dai nostri conti, la spesa complessiva dell'iniziativa per un anno per l'intera Regione dovrebbe attestarsi al di sotto del milione di euro, un'inezia a confronto con altre spese sanitarie, l'equivalente di pochi interventi di sostituzione d'anca”.

Infine, sul fronte della lotta alla disinformazione sulla contraccezione è intervenuta alla conferenza Noemi Di Iorio, studentessa di medicina e responsabile nazionale dell'area tematica genere della Rete della Conoscenza, associazione di rappresentanza sociale e partecipazione politica degli studenti delle scuole secondarie superiori e università, che ha annunciato iniziative a supporto della campagna per la contraccezione gratuita. “È importante combattere la disinformazione nei luoghi della formazione, scuole e università”, ha detto, “e in senso più lato parlare del diritto all'autodeterminazione sessuale. La Rete della Conoscenza ha lanciato nel tempo numerose iniziative su questi temi. In appoggio alle richieste del Comitato lancia ora la campagna #FREESEX per la contraccezione gratuita e per l'educazione sessuale e alle differenze nelle scuole”.