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lunedì 3 novembre 2014

Il Piemonte passa dal Pap test al test HPV

Laboratory of Tumor Virus Biology - NIH via Wikimedia Commons
La Regione Piemonte ha sostituito il tradizionale Pap test come esame di screening per la prevenzione del tumore al collo dell'utero con il test per l'HPV. Le donne di età compresa tra 30 anni e 64 anni residenti nella Regione, che fino a pochi mesi fa venivano invitate a presentarsi ogni tre anni agli ambulatori del servizio sanitario pubblico per effettuare il Pap test di routine, ora verranno invitate ogni cinque anni negli stessi centri a effettuare il nuovo esame. Per ragioni organizzative, il passaggio dalla vecchia alla nuova routine verrà completato nel corso dei prossimi cinque anni.
Il Pap test, o test di Papanicolau, consiste nel prelievo di poche cellule di mucosa del collo dell'utero, con un bastoncino simile a un cotton fioc, e nella successiva analisi al microscopio del campione per evidenziare eventuali mutazioni pretumorali innescate dal Papillomavirus umano.
Il Papillomavirus, o HPV, è riconosciuto come unica causa del cancro al collo dell'utero, ma contrarre l'infezione non è sufficiente per sviluppare il tumore. Se il sistema immunitario non riesce a eliminare il virus e questo persiste a lungo, per anni, nelle cellule della mucosa cervicale, può indurre nel DNA delle stesse cellule delle mutazioni che determinano la loro proliferazione incontrollata.
Il Pap test permette di individuare le lesioni pretumorali con largo anticipo, prima che evolvano in forme invasive, e quindi intervenire per rimuoverle con il minimo danno e il minimo rischio. Si è dimostrato fino ad ora un'arma efficacissima per ridurre drasticamente l'incidenza e la mortalità del tumore della cervice uterina.
Il test per l'HPV, di recente introduzione, si effettua con le stesse modalità, ma il campione di materiale biologico non viene osservato al microscopio alla ricerca di mutazioni. Viene analizzato automaticamente da una macchina che identifica nelle cellule l'eventuale presenza di DNA virale dei ceppi ad alto rischio tumorale del Papillomavirus. L'esame serve dunque a diagnosticare l'infezione in corso e solo le infezioni imputabili a un ceppo potenzialmente cancerogeno.
Chi riceve una diagnosi negativa non ha nulla da temere, perché in assenza del virus non può sviluppare lesioni, dunque non deve sottoporsi a Pap test e può aspettare cinque anni prima di ripetere il test per l'HPV.
Il risultato positivo non equivale a una diagnosi di lesione tumorale o pretumorale, ma segnala una condizione di rischio. Chi riceve una diagnosi di infezione in corso deve sottoporsi a Pap test, per verificare che il virus non abbia fatto danni. Se il Pap test è negativo, viene chiamata a ripetere ogni anno HPV e Pap test fino a quando il test per il virus non torna a risultare negativo, segno che il sistema immunitario si è sbarazzato dell'HPV.
La nuova routine consente di allungare l'intervallo tra un esame e l'altro da tre a cinque anni per le donne che hanno esito negativo e di identificare con maggiore anticipo i casi a rischio per seguirli con più attenzione. L'importante è sapere che la positività al test HPV non è una diagnosi di malattia e neppure implica necessariamente la successiva insorgenza della malattia. L'evoluzione da Papillomavirus a tumore è comunque un'eventualità rara, che può essere arrestata proprio grazie a un controllo attento.
Il passaggio dallo screening con Pap test al nuovo screening con HPV test riguarda solo le donne sopra i 30 anni. Quelle di età complresa tra i 25 e i 29 anni continueranno a essere invitate a fare il Pap test ogni tre anni. Nella loro fascia d'età, infatti, le infezioni da HPV sono più frequenti e nella maggioranza dei casi si risolvono spontaneamente in pochi mesi senza alcuna conseguenza.

sabato 25 ottobre 2014

HPV: le tue domande, le risposte degli specialisti


Ho il piacere di presentarvi il primo dossier di Mammifera Digitale. Più breve di un libro, più corposo di un articolo: è un manualetto a domande e risposte dedicato al Papillomavirus umano.
Otto donne su dieci nel corso della loro vita contraggono un'infezione da Papillomavirus, o HPV, una famiglia che comprende oltre 120 tipi virali, di cui una quarantina a trasmissione sessuale. Nella maggioranza dei casi l'infezione è asintomatica, non provoca danni e si risolve spontaneamente nell'arco di pochi mesi. In determinate circostanze, però, il virus può cronicizzare e, con il passare del tempo, innescare mutazioni pretumorali nelle cellule della mucosa del collo dell'utero. L'HPV è riconosciuto come causa unica del tumore del collo dell'utero ed è coinvolto nell'insorgenza di altre forme tumorali più rare.
Oggi disponiamo di tre strumenti efficaci per prevenire la maggior parte delle infezioni da Papillomavirus cancerogene e per identificare con ampio margine di tempo i casi a rischio: il vaccino, il test HPV e il Pap test. Come si usano questi strumenti? Che significato ha una diagnosi di Papillomavirus ad alto rischio? Quali precauzioni deve adottare chi risulta positiva? C'è un test anche per l'uomo? Il vaccino è efficace? È sicuro?
A queste e altre domande rispondono Ettore Calzolari, ginecologo di Roma, già direttore dell'Ambulatorio per le Infezioni Ginecologiche e la Patologia Cervico-Vaginale del Dipartimento di scienze ginecologiche dell'Università di Roma La Sapienza; Cristina Giambi, ricercatrice del Reparto di Epidemiologia delle Malattie Infettive del Centro Nazionale Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità; Carlo Liverani, ginecologo oncologo della Clinica Mangiagalli di Milano e consulente dell'Associazione per lo Studio delle Malformazioni; Marco Zappa, direttore dell'Osservatorio Nazionale Screening, presso l'Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica di Firenze.
Il dossier si intitola "HPV: le tue domande, le risposte degli specialisti"

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Per i prossimi mesi ho già in cantiere altri dossier su argomenti di attualità nel campo della salute femminile, materna e infantile.