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mercoledì 7 giugno 2017
Decreto vaccini: che cosa devono fare i genitori
Ecco una rappresentazione schematica per illustrare che cosa sono chiamati a fare i genitori dal decreto vaccini. Lo so, la grafica non brilla per eleganza. Spero che sia utile e quando avrò più tempo ne preparerò una versione esteticamente più valida, nonché qualche approfondimento.
Ecco tre chiarimenti che aggiungo dopo la lettura delle spiegazioni pubblicate sul sito del Ministero della Salute.
1. L'obbligo di effettuare tutte e 12 le vaccinazioni riguarda solo i nati a partire dal 2017.
Per i nati dal 2001 al 2011 sono obbligatorie l'esavalente (tetano, difterite, epatite B, polio, Hib, pertosse) e la trivalente (morbillo, parotite, rosolia).
Per i nati dal 2012 al 2016 si aggiunge il meningococco C.
Per i nati dal 2017 si aggiungono meningococco B e varicella.
2. In caso di inadempienza, dopo la segnalazione alla ASL da parte della scuola, la ASL convoca i genitori e li invita a mettere in regola il bambino entro un certo intervallo di tempo. Solo se i genitori rifiutano viene inflitta la multa e il caso viene segnalato al Tribunale dei Minorenni.
3. Per l'anno scolastico 2017-2018 la scadenza per presentare la documentazione alle scuole è il 10 settembre 2017. In caso si presenti l'autocertificazione, la documentazione va presentata entro il 10 marzo 2018.
Decreto vaccini: punti principali e dubbi aperti
Nel momento in cui scrivo queste righe, il decreto vaccini approvato il 19 maggio scorso dal Consiglio dei Ministri non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma il Sole 24 Ore ha reso disponibile un'anteprima della bozza.
L'ho letta ed ho trovato risposta ad alcuni dei dubbi che avevo, non su tutti. Nelle prossime ore cercherò di contattare chi mi sappia chiarire le questioni residue.
Ecco quindi i punti principali del decreto:
La documentazione potrà essere sostituita da un'autocertificazione, nel qual caso, i documenti originali dovranno essere presentati entro il 10 luglio successivo. Per l'anno scolastico 2017-2018, in caso di autocertificazione, i documenti originali dovranno essere presentati entro il 10 marzo dell'anno successivo.
Ricevuta la segnalazione di inadempienza da parte della scuola, la ASL convocherà i genitori del bambino e chiederà loro di mettere in regola il piccolo entro un dato intervallo di tempo. Trascorso questo tempo, il caso verrà segnalato al Tribunale dei Minorenni e ai genitori verrà inflitta una multa di entità variabile tra i 500 e i 7.500 euro. Il decreto non specifica su che base verrà stabilita l'entità della multa caso per caso. Inoltre, a proposito del Tribunale dei Minorenni, non si parla di sospensione della potestà genitoriale, ma più genericamente si dice: "per gli eventuali adempimenti di competenza".
L'ho letta ed ho trovato risposta ad alcuni dei dubbi che avevo, non su tutti. Nelle prossime ore cercherò di contattare chi mi sappia chiarire le questioni residue.
Ecco quindi i punti principali del decreto:
L'obbligo
Viene istituito l'obbligo per le seguenti vaccinazioni: anti-polio, anti-difterite, anti-tetano, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Hib, anti-meningococco B, anti-meningococco C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella."Secondo la coorte di nascita"
Il testo del decreto aggiunge "in base alle specifiche indicazioni del Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita". Il che vuol dire che al bimbo iscritto all'asilo a 6 mesi non può essere richiesta la vaccinazione anti-morbillo, che si somministra a 13 mesi. Un'altra implicazione, di cui però non sono sicura, è quella della non retroattività: il bambino di 10 anni, non vaccinato contro il meningococco B perché quella specifica vaccinazione non era raccomandata per la sua coorte di nascita, non è tenuto a recuperare la vaccinazione fuori dalle indicazioni del Calendario Nazionale. Su questo ultimo punto, mi riservo di chiedere chiarimenti.Il bimbo immune perché ha avuto la malattia
Non è tenuto alla vaccinazione il bambino che è naturalmente immune perché ha avuto la malattia. Per certificare l'immunità acquisita naturalmente, fa fede la segnalazione che il pediatra di libera scelta deve aver fatto all'epoca in cui il bimbo è stato ammalato. Quindi, parrebbe non bastare una semplice certificazione del pediatra. Deve risultare la segnalazione. Non so come vengano raccolte e registrate queste segnalazioni, obbligatorie secondo il Decreto Ministeriale del 15 dicembre 1990. In caso non si possa produrre documentazione dell'avvenuta segnalazione, è richiesto il test anticorpale che dimostri l'effettiva immunità.L'esonero per accertato pericolo
L'esonero dalla vaccinazione, se il bimbo non è naturalmente immune, è previsto solo in caso di accertato pericolo per la salute in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate. La certificazione del pericolo e dunque la richiesta di esonero, spetta al pediatra di famiglia.La documentazione e l'autocertificazione
La documentazione relativa alle vaccinazioni deve essere presentata all'atto di iscrizione a scuola ogni anno. Per l'anno scolastico 2017-2018 deve essere presentata entro il 10 settembre. La documentazione consiste nel certificato vaccinale rilasciato dalla ASL di competenza, oppure nell'attestato della presentazione di formale richiesta di vaccinazione alla ASL di competenza. Immagino, quindi, che in caso di liste d'attesa, nel momento in cui i genitori prenotano la vaccinazione la ASL dovrà rilasciare una ricevuta della prenotazione, da esibire a scuola. Questa però è una mia illazione. Immagino che i dettagli verranno stabiliti in fase di attuazione.La documentazione potrà essere sostituita da un'autocertificazione, nel qual caso, i documenti originali dovranno essere presentati entro il 10 luglio successivo. Per l'anno scolastico 2017-2018, in caso di autocertificazione, i documenti originali dovranno essere presentati entro il 10 marzo dell'anno successivo.
Se il bambino è inadempiente
I presidi e i direttori di tutte le scuole, pubbliche e private, paritarie e non paritarie, comprese i servizi educativi per l'infanzia pubblici e privati, dovranno raccogliere la documentazione e segnalare alla ASL di competenza eventuali inadempienze. I direttori dei servizi educativi per l'infanzia non accetteranno l'iscrizione se la documentazione non risponde ai requisiti.Ricevuta la segnalazione di inadempienza da parte della scuola, la ASL convocherà i genitori del bambino e chiederà loro di mettere in regola il piccolo entro un dato intervallo di tempo. Trascorso questo tempo, il caso verrà segnalato al Tribunale dei Minorenni e ai genitori verrà inflitta una multa di entità variabile tra i 500 e i 7.500 euro. Il decreto non specifica su che base verrà stabilita l'entità della multa caso per caso. Inoltre, a proposito del Tribunale dei Minorenni, non si parla di sospensione della potestà genitoriale, ma più genericamente si dice: "per gli eventuali adempimenti di competenza".
I prossimi passi
Nelle prossime ore il decreto dovrebbe uscire sulla Gazzetta Ufficiale e bisognerà verificare che il testo coincida con quello di questa bozza. Dopo di che, il Ministro Lorenzin ha annunciato che chiarirà i dubbi sulla norma. Infine, la settimana prossima il decreto andrà al vaglio della Commissione Igiene e Sanità del Senato e inizierà così il suo iter parlamentare, durante il quale sicuramente subirà delle modifiche.martedì 8 luglio 2014
VaccinarSì!
"La salute è come la libertà: ti accorgi di quanto vale solo quando rischi di perderla". Così ha esordito il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin oggi a Roma all'apertura di una conferenza per celebrare un anno di attività del portale istituzionale VaccinarSì.
Oggi nei Paesi industrializzati adulti e bambini sono liberi dalla minaccia di tante malattie infettive gravi, alcune potenzialmente letali, grazie alla pratica delle vaccinazioni di massa. "Proprio il fatto che queste malattie da noi sono state debellate o quasi debellate, fa sì che non le abbiamo più sotto gli occhi e non ricordiamo quanto fossero terribili, quali fossero i danni che arrecavano alla salute", dice il Ministro. "La nostra attenzione si è spostata così sui danni che i vaccini possono arrecare alla salute. Qualunque farmaco comporta il rischio di reazioni avverse, anche i vaccini. La probabilità di una reazione avversa a un vaccino, però, è di gran lunga inferiore alla probabilità di un danno nel caso in cui si contragga una malattia a cui non si è vaccinati. Se abbassiamo la guardia e non vacciniamo i nostri figli per non esporli al rischio dei danni da vaccino, li esponiamo al rischio dei danni da malattia, che è un rischio maggiore. Le malattie di cui parliamo non sono state eradicate a livello mondiale. Esistono ancora, possono ancora raggiungerci. Si pensi alla Siria, dove ancora oggi sono presenti dei focolai di polio. Si pensi a quanta gente in fuga dalla Siria raggiunge l'Italia. Oppure si pensi ai focolai di difterite ancora presenti in alcuni Paesi dell'Europa dell'Est. L'unica difesa della nostra popolazione da questi rischi è la vaccinazione di massa".
Negli ultimi anni le campagne dei movimenti anti-vaccini hanno minato la fiducia di tante famiglie nei confronti dell'utilità delle vaccinazioni. "I risultati si vedono, sono concreti", osserva Michele Conversano, presidente della Società Italiana di Igiene. "La copertura della vaccinazione anti morbillo-parotite-rosolia è calata, in alcuni comuni, anche del 25%. E di pari passo abbiamo registrato un aumento dei casi di morbillo nel nostro Paese".
Non è vero, come sostengono alcune associazioni e movimenti politici, che tagliando l'offerta gratuita dei vaccini ai bambini o limitando l'offerta ai soli vaccini obbligatori lo Stato risparmierebbe denaro. Ecco un dato presentato alla conferenza: negli anni 2002-2003 sono stati registrati in Italia 5.154 casi gravi di morbillo con ricovero ospedaliero, costati al servizio sanitario pubblico 9 milioni di euro. Con la stessa cifra si possono vaccinare 770.000 bambini. Complessivamente, negli stessi anni, i casi gravi e meno gravi di morbillo sono costati alle casse pubbliche 22 milioni di euro, l'equivalente della vaccinazione per 1,9 milioni di bambini.
Il portale VaccinarSì, che ha anche una pagina su Facebook ed è presente su Twitter, offre informazioni chiare, documentate e affidabili su rischi e benefici delle vaccinazioni, sulle malattie infettive che le vaccinazioni prevengono, su indicazioni e controindicazioni. Quando si parla di farmaci e pratiche mediche, non valgono le opinioni personali. Valgono i risultati degli studi clinici, che sono migliaia, condotti dalle autorità sanitarie di tutto il mondo e non solo dalle industrie farmaceutiche come si vuol far credere e sono studi di ampio respiro, che valutano rischi e benefici nell'arco di decenni, su grandi numeri.
Oggi nei Paesi industrializzati adulti e bambini sono liberi dalla minaccia di tante malattie infettive gravi, alcune potenzialmente letali, grazie alla pratica delle vaccinazioni di massa. "Proprio il fatto che queste malattie da noi sono state debellate o quasi debellate, fa sì che non le abbiamo più sotto gli occhi e non ricordiamo quanto fossero terribili, quali fossero i danni che arrecavano alla salute", dice il Ministro. "La nostra attenzione si è spostata così sui danni che i vaccini possono arrecare alla salute. Qualunque farmaco comporta il rischio di reazioni avverse, anche i vaccini. La probabilità di una reazione avversa a un vaccino, però, è di gran lunga inferiore alla probabilità di un danno nel caso in cui si contragga una malattia a cui non si è vaccinati. Se abbassiamo la guardia e non vacciniamo i nostri figli per non esporli al rischio dei danni da vaccino, li esponiamo al rischio dei danni da malattia, che è un rischio maggiore. Le malattie di cui parliamo non sono state eradicate a livello mondiale. Esistono ancora, possono ancora raggiungerci. Si pensi alla Siria, dove ancora oggi sono presenti dei focolai di polio. Si pensi a quanta gente in fuga dalla Siria raggiunge l'Italia. Oppure si pensi ai focolai di difterite ancora presenti in alcuni Paesi dell'Europa dell'Est. L'unica difesa della nostra popolazione da questi rischi è la vaccinazione di massa".
Negli ultimi anni le campagne dei movimenti anti-vaccini hanno minato la fiducia di tante famiglie nei confronti dell'utilità delle vaccinazioni. "I risultati si vedono, sono concreti", osserva Michele Conversano, presidente della Società Italiana di Igiene. "La copertura della vaccinazione anti morbillo-parotite-rosolia è calata, in alcuni comuni, anche del 25%. E di pari passo abbiamo registrato un aumento dei casi di morbillo nel nostro Paese".
Non è vero, come sostengono alcune associazioni e movimenti politici, che tagliando l'offerta gratuita dei vaccini ai bambini o limitando l'offerta ai soli vaccini obbligatori lo Stato risparmierebbe denaro. Ecco un dato presentato alla conferenza: negli anni 2002-2003 sono stati registrati in Italia 5.154 casi gravi di morbillo con ricovero ospedaliero, costati al servizio sanitario pubblico 9 milioni di euro. Con la stessa cifra si possono vaccinare 770.000 bambini. Complessivamente, negli stessi anni, i casi gravi e meno gravi di morbillo sono costati alle casse pubbliche 22 milioni di euro, l'equivalente della vaccinazione per 1,9 milioni di bambini.
Il portale VaccinarSì, che ha anche una pagina su Facebook ed è presente su Twitter, offre informazioni chiare, documentate e affidabili su rischi e benefici delle vaccinazioni, sulle malattie infettive che le vaccinazioni prevengono, su indicazioni e controindicazioni. Quando si parla di farmaci e pratiche mediche, non valgono le opinioni personali. Valgono i risultati degli studi clinici, che sono migliaia, condotti dalle autorità sanitarie di tutto il mondo e non solo dalle industrie farmaceutiche come si vuol far credere e sono studi di ampio respiro, che valutano rischi e benefici nell'arco di decenni, su grandi numeri.
martedì 1 luglio 2014
Risparmiare sulle vaccinazioni
| foto CDC |
La legge stabilisce l'obbligatorietà di quattro vaccinazioni, contro tetano, difterite, polio ed epatite B. L'esavalente, somministrata di routine ai bambini, ne contiene altre due, non obbligatorie ma raccomandate, quella contro la pertosse e quella contro l'Haemophilus influenzae di tipo b. Dal momento che non sono obbligatorie, sostiene il Codacons, non c'è alcuna ragione di fare queste ultime due vaccinazioni. Dal momento che non sono obbligatorie, sono inutili. Come se fosse utile solo ciò che è obbligatorio fare.
Ma c'è di più. L'associazione prosegue dicendo che eliminare l'esavalente, e dunque tagliare le due vaccinazioni non obbligatorie, comporterebbe un cospicuo risparmio di soldi per la collettività. Risparmiare sulla prevenzione è una mossa miope e improvvida, la peggior scelta possibile nella gestione della sanità pubblica.
| Il vaccino contro il vaiolo oggi non viene più somministrato perché l'infezione, grazie alla vaccinazione, non esiste più. (CDC via Wikimedia Commons) |
Si da il caso, infatti, che un'ampia documentazione scientifica testimoni l'efficacia di quei due vaccini nel prevenire la pertosse e l'Hib. E il loro costo per la collettività è nettamente inferiore al costo dei casi di malattia che l'assenza di vaccinazione comporterebbe.
Stefania Salmaso, direttore del Centro di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto Superiore di Sanità, lo spiega dettagliatamente in una nota pubblicata di recente dall'ISS.
"Nel caso del Hib", scrive, "il costo della malattia deve tenere presente la gravità delle infezioni cliniche, invasive, che si verificano nella prima e nella seconda infanzia (specialmente meningite e sepsi tra 3 e 24 mesi, epiglottidite tra i 2 e i 5 anni); l’elevata frequenza degli esiti: 15-20% di sequele neurologiche, tra le quali ipoacusie; incremento della resistenza batterica per l’uso di trattamenti antibiotici. Vale la pena di ricordare che in Italia prima dell’introduzione della vaccinazione estesa si contavano più di un centinaio di casi ogni anno di malattie invasive da Hib. La vaccinazione è stata introdotta dal 1995, ma solo dopo la disponibilità di vaccini combinati con le componenti obbligatorie la sua frequenza d’uso è aumentata da quasi azzerare i casi in Italia.
Anche per la pertosse in epoca pre-vaccinale estesa (primi anni Novanta) si registravano decine di migliaia di casi ogni anno. Ogni caso di pertosse tossisce in modo parossistico per circa due mesi, viene sottoposto a diversi accertamenti e trattamenti e rimane per diverso tempo particolarmente suscettibile a molte infezioni respiratorie. Per i bambini nel primo anno di vita la pertosse può essere fatale. Tutto questo comporta costi economici non indifferenti moltiplicati per il numero di casi nel Paese. Dall’introduzione della vaccinazione, a partire dalla fine degli anni Novanta, la frequenza di pertosse ha registrato una diminuzione del numero dei casi, fino ai minimi storici degli ultimi anni".
La prevenzione, dunque, è uno strumento che serve proprio a risparmiare. Tagliare sulla prevenzione non fa risparmiare. Al contrario, moltiplica i costi.
| foto CDC |
Risparmiare sui vaccini o far la guerra ai vaccini diffondendo paure prive di fondamento scientifico fa dei danni concreti. Il 12 giugno scorso, in occasione del Congresso Italiano di Pediatria, sono stati presentati i dati relativi alla diffusione del morbillo nel nostro Paese.
"Nel mese di aprile 2014 si sono verificati in Italia 236 casi, portando a 1.047 quelli segnalati dall'inizio dell'anno, in notevole aumento rispetto al corrispondente periodo del 2013, quando si registrarono poco più di 700 casi", ha illustrato Alberto Ugazio, direttore del Dipartimento di Medicina Pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma e presidente della Commissione vaccini della Società Italiana di Pediatria. "Lo scorso anno sono stati registrati complessivamente circa 2.200 casi di morbillo, ma a fine 2014 c'è da aspettarsene molti di più perché i dati oggi disponibili non comprendono il periodo di maggio-giugno, quando non si è ancora esaurito il picco stagionale".
Sulle cause del fenomeno gli specialisti non hanno dubbi: è correlato al progressivo calo in atto della copertura vaccinale contro il morbillo, un'altra vaccinazione non obbligatoria e dunque, secondo la logica dell'esposto del Codacons, inutile.
Il prossimo 8 luglio a Roma, l'Auditorium del Ministero della Salute ospiterà una conferenza stampa sull'importanza delle vaccinazioni pediatriche, in occasione del primo anno dalla nascita del portale di informazione www.vaccinarsi.org
lunedì 9 giugno 2014
La salute dei piccoli giramondo
| US State Department via Wikimedia Commons |
Partire per una meta esotica con un bimbo piccolo è una scelta impegnativa, che richiede una buona programmazione. I dubbi dei genitori sono tanti. A che età un bambino può salire in aereo? Che fare se le condizioni igieniche sul posto lasciano a desiderare? Occorre vaccinare il bambino per proteggerlo da specifiche malattie? A queste e tante altre domande rispondono gli specialisti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma con un Vademecum del piccolo viaggiatore, scaricabile dal sito dell'ospedale.
Ecco, in breve, alcune informazioni utili tratte dal documento per chi progetta un viaggio all'estero con un bimbo piccolo.
I viaggi internazionali non sono in assoluto controindicati ai bambini. L'importante è conoscere le condizioni igieniche del Paese che si intende visitare, i rischi specifici e informarsi su eventuali vaccinazioni obbligatorie o raccomandate per quella destinazione. Allo scopo si può consultare il sito Viaggiare Sicuri, del Ministero degli Esteri. Esempi di vaccinazioni richieste in alcuni Paesi sono quella contro la febbre tifoide, l'epatite A, la febbre gialla, la tubercolosi, il meningococco A, C, Y, W-135, l'encefalite da zecche, presente anche in diversi Paesi dell'Europa centrale. Questi vaccini possono essere somministrati ai piccoli fin dai sei mesi di vita e in caso di rischi effettivi sono uno strumento prezioso per proteggere la loro salute, ma il piano vaccinale va concordato per tempo con il pediatra, tenendo conto dell'età del bambino, del suo stato di salute, della durata e delle caratteristiche del viaggio.
I neonati, specie quelli prematuri, non dovrebbero viaggiare in aereo. Via libera per tutti gli altri. Eventuali disturbi dovuti alle piccole variazioni di pressione al decollo o all'atterraggio possono essere mitigati nei bimbi piccoli offrendo loro il biberon, il seno o il ciuccio. La confusione dei ritmi che deriva dal cambiamento di fuso orario di solito si attenua dopo i primi due o tre giorni di permanenza. È più marcata se la differenza di fuso è superiore alle quattro ore.
Nei Paesi dove le condizioni igieniche lasciano a desiderare sono più frequenti i disturbi gastrointestinali, la cosiddetta diarrea del viaggiatore, particolarmente pericolosa per i bimbi piccoli, che si disidratano più rapidamente. Alcune accortezze per limitare il rischio: lavare sempre le mani con acqua e sapone prima di mangiare, utilizzare acqua in bottiglia sigillata, anche per la preparazione del ghiaccio, evitare frutta non sbucciata e verdure crude, carne o pesce crudi o poco cotti, latte non bollito e formaggi di provenienza incerta. In caso di infezione gastrointestinale, è importante idratare spesso il bimbo colpito con acqua e, possibilmente, l'aggiunta di sali reidratanti da acquistare in farmacia prima del viaggio e mettere in valigia.
Infine, attenzione ai colpi di calore: evitare l'esposizione diretta e prolungata dei bambini ai raggi del sole nei Paesi a clima caldo, evitare anche gli ambienti molto umidi e poco ventilati.
Buon viaggio!
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venerdì 31 gennaio 2014
Vaccini raccomandati: cosa c'è dietro la scelta
In che modo le autorità sanitarie scelgono quali vaccinazioni inserire nel piano vaccinale, tra quelle raccomandate e offerte gratuitamente? Risponde Michele Conversano, presidente della Società Italiana di Igiene, a margine del convegno "Vaccini e vaccinazioni: atto quarto" in corso a Roma, organizzato dalla Rete Vaccini della Federazione Italiana Medici Pediatri.
"Al momento di scegliere se inserire o meno una nuova vaccinazione tra quelle raccomandate viene avviata una procedura di valutazione che tiene conto della pericolosità della malattia, della sua incidenza, dei costi della malattia per il servizio sanitario pubblico e dei costi indiretti per la società, di quanto costa la malattia in termini di anni di vita persi e in termini di anni di vita in relazione alla qualità della vita", dice Conversano. "Questi fattori vengono confrontati e pesati rispetto al rischio di reazioni avverse al vaccino e rispetto alla spesa del servizio sanitario per offrire la vaccinazione. Solo se il bilancio è positivo la vaccinazione viene inserita nel Piano Nazionale Vaccini".
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