La primavera scorsa, su consiglio del pediatra di famiglia, ho
accompagnato mia figlia di 8 anni all'ambulatorio vaccinale di zona,
quello della ASL RME, per fare la
vaccinazione anti-meningococco B.
Le hanno somministrato la prima dose e la dottoressa mi ha
raccomandato di tornare per la seconda. Da alcuni mesi, però,
l'ambulatorio risulta sguarnito del vaccino e al telefono mi dicono
di aspettare, di riprovare più avanti.
Il 20 ottobre ho telefonato per l'ennesima volta per avere
notizie. Mi ha risposto una persona che mi ha redarguita senza mezzi
termini: “
signora, come le viene in mente di fare la vaccinazione
contro il meningococco B a sua figlia?! È un vaccino inefficace, lo
dice la letteratura scientifica mondiale. Se glielo ha consigliato il
pediatra, vuol dire che il suo pediatra non è informato. Comunque
nella fascia d'età di sua figlia è del tutto inutile fare questa
vaccinazione”.
Sul momento sono rimasta basita e non ho pensato di chiedere nome
e qualifica della persona con cui stavo parlando. Invece, ho
telefonato immediatamente a
Paolo Bonanni, ordinario di Igiene
dell'Università di Firenze. Appena due settimane prima lo avevo
intervistato in occasione della presentazione del Calendario
Vaccinale per la Vita, alla cui stesura ha contribuito.
Gli ho raccontato l'accaduto e ho chiesto un suo parere. Mi ha
risposto che il rischio di contrarre un'infezione da meningococco B,
soprattutto all'età di mia figlia, è basso, ma nell'eventualità
che ciò accadesse, le conseguenze sarebbero potenzialmente
gravissime. Il vaccino è sicuro ed efficace e dunque se io voglio
offrirle protezione contro questo rischio, pagandola di tasca mia,
ben venga e andrei incoraggiata anziché redarguita. Va detto che il
servizio sanitario pubblico non offre gratuitamente la vaccinazione
anti-meningococco B ai bambini di 8 anni, dunque ho pagato l'intero
costo della prima dose e sono pronta a fare lo stesso per la seconda.
Pentita di non avere chiesto nome e qualifica alla persona con cui
avevo parlato (magari era un anti-vaccinista imbucato che si era
impossessato della cornetta), il giorno dopo ho richiamato lo stesso
numero. Mi ha risposto la stessa persona che si è qualificata come
il direttore dell'ambulatorio vaccinale. “Sia chiaro che non sono
un anti-vaccinista”, ha esordito. “Io vaccinerei tutti contro
tutto. In questo caso, però, ribadisco quello che ho detto: non c'è
una prova clinica a dimostrazione dell'efficacia del vaccino contro
il meningococco B, inoltre è attivo solo contro alcuni ceppi del
batterio, quindi la sua protezione è incompleta. Non lo dico io, ma
un documento dell'Istituto Superiore della Sanità del 2014. E
comunque è indicato solo nel primo anno di vita, dopo non serve a
nulla”.
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| di Elnaz6 via Wikimedia Commons |
Che cosa dice il documento dell'ISS
Determinata a fare chiarezza, ho scaricato il documento in
questione:
“Dati ed evidenze disponibili per l'introduzione della vaccinazione anti-meningococco B nei nuovi nati e negli adolescenti”.
Dopo l'uscita e l'autorizzazione al commercio del vaccino, il
Ministero della Salute ha incaricato il Centro Nazionale di
Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto
Superiore di Sanità di avviare un'istruttoria tecnico-scientifica
per valutare l'opportunità di inserire la nuova vaccinazione nel
calendario nazionale. Il documento è il rapporto stilato al termine
dell'istruttoria.
Nel testo si legge: “Il vaccino anti-meningococco B è stato
registrato sulla base di studi clinici di immunogenicità e
sicurezza. L’efficacia, come riportato nella scheda tecnica, non è
stata direttamente valutata ma è stata dedotta attraverso l’analisi
delle risposte anticorpali, misurate attraverso la serum bactericidal
activity (hSBA), verso i quattro antigeni del vaccino: NadA, fHbp,
NHBA, PorA P1.4.”
È stato, cioè, verificato che il vaccino
somministrato stimola la produzione di anticorpi contro quattro
antigeni del meningococco B, ma non è stato verificato che i bambini
vaccinati siano protetti contro il rischio di infezione.
Per quanto riguarda la durata dell'effetto del vaccino, si legge:
“Relativamente alla persistenza della risposta immunitaria, i dati
disponibili non sono sufficientemente solidi per trarre conclusioni
definitive. Dagli studi considerati sembra che i titoli anticorpali,
misurati circa 3 anni dopo il completamento del ciclo primario,
diminuiscano; una dose booster in età prescolare è risultata ben
tollerata e in grado di indurre una risposta anamnestica.”
Cioè
non sappiamo ancora per quanti anni il sistema immunitario mantenga
memoria della vaccinazione. Dopo 3 anni dalla somministrazione, la
concentrazione degli anticorpi anti-meningococco B diminuisce, dunque
probabilmente è opportuno prevedere un richiamo dopo il primo ciclo
vaccinale.
Considerata la distribuzione dei ceppi del batterio che circolano
in Italia, dice il documento che “il vaccino 4CMenB è in grado di
proteggere contro l’87% (IC 95%: 70% - 93%) dei ceppi di
meningococco B”.
Infine,
il documento dell'ISS giudica accettabile il rapporto tra
benefici e rischi della vaccinazione per i bambini e gli adolescenti
sulla base degli studi clinici effettuati prima della registrazione
del prodotto. Come tutti i vaccini, anche questo è oggetto di
controlli e sorveglianza post marketing da parte dell'azienda
produttrice e delle agenzie regolatorie, che raccolgono tutte le
segnalazioni di effetti avversi e le esaminano “allo scopo di
approfondire le conoscenze relative al profilo beneficio-rischio del
vaccino in una popolazione più ampia”.
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| di Eduardo Merille, Flickr |
È efficace o no?
Dunque è vero che non c'è la prova clinica della capacità del
vaccino di proteggere contro il rischio di infezione da meningococco
B.
Ma ciò significa che non è dimostrata la sua efficacia?
Significa che è inefficace?
Ho richiamato Paolo Bonanni e gli ho posto la questione. “È
vero che il vaccino è stato registrato sulla base di dati di
immunogenicità e del test MATS e non sulla base di sperimentazioni
cliniche classiche: un gruppo vaccinato, un gruppo placebo e verifica
della differente incidenza della malattia nei due gruppi”,
risponde. “Però quello era il solo modo, accettato dall’Agenzia
Europea per i Farmaci, l'EMA, di avere il vaccino per una malattia
rara registrato in tempi rapidi. Con il metodo classico ci sarebbero
voluti molti anni, con i conseguenti danni che ne sarebbero derivati…
Questo fatto non toglie che
è accettato che il vaccino può
prevenire la maggior parte dei casi di meningite e sepsi da
meningococco B. Per tempi non infiniti? Ci vogliono richiami? Lo
scopriremo, ma questo è il solo mezzo ad oggi disponibile per
prevenire una malattia rara ma molto pesante come conseguenze per la
vita e per l’invalidità che ne possono conseguire”.
Inoltre, dice Bonanni, anche se la protezione non è totale, non
riguarda tutti i ceppi circolanti, è sempre meglio che non essere
affatto protetti.
L'87% è meglio dello 0%, che è quel che si
ottiene non vaccinando.
Altre informazioni che si ricavano dal rapporto dell'ISS: le
infezioni invasive da meningococco B sono rare. L'incidenza in Italia
in tutte le fasce d'età tra il 2007 e il 2012 risulta dello 0,23 su
100 mila. Ha un picco di 3,44 su 100 mila nel primo anno di vita, è
pari a 1,07 su 100 mila nella fascia tra 1 e 4 anni. Poi decresce e
ha un nuovo picco nella fascia tra 15 e 19 anni, da 0,52 su 100 mila.
Vuol dire che
la vaccinazione non è indicata, “non serve a nulla”
sopra l'anno di età?
“È vero che nessuno penserebbe di fare una vaccinazione
sistematica e gratuita dei bambini di 8 anni come misura di sanità
pubblica. Non sarebbe giustificato”, risponde Bonanni, “ma farsi
un vaccino come questo a un’età ‘inusuale’ dell’infanzia più
avanzata, specie se un genitore preferisce coprire (pagando) il
proprio figlio contro un rischio raro ma possibile non mi pare
pratica da condannare, anzi,
è come farsi un’assicurazione sulla
vita per un rischio esistente seppur non frequente: perché
dissuadere chi vuole protezione? Certamente, se discutiamo di fornire
il vaccino gratuitamente, dobbiamo concentrarci prima sui bambini
piccoli, e poi sugli adolescenti, che sono il serbatoio principale
del batterio”.
È sicuro?
Per la mia pace mentale riguardo la vaccinazione di mia figlia,
mancava un ultimo tassello: informarmi sulla
sicurezza del vaccino.
Il medico del centro vaccinale con cui avevo parlato non l'aveva
messa in dubbio. Anzi, aveva detto esplicitamente “il vaccino è
sicuro, ma se non è anche efficace non ha senso farlo”. Comunque,
poiché si tratta di un nuovo vaccino, registrato e messo in
commercio da pochi anni, volevo chiarirmi le idee sui test clinici e
sui controlli a cui era stato sottoposto per accertarne la sicurezza.
Ho interpellato
Carlo Pini, direttore del Centro Nazionale per la
Ricerca e la Valutazione dei Prodotti Immunobiologici dell'Istituto
Superiore di Sanità, per farmi spiegare la trafila dei test a cui è
soggetto un nuovo vaccino prima e dopo l'entrata in commercio.
“
In Europa, sicurezza ed efficacia del vaccino contro il
meningococco B sono state valutate prima dell'immissione in commercio
con una procedura centralizzata da parte dell'EMA”, mi ha spiegato.
“Gli esperti dell'EMA hanno esaminato il dossier redatto
dall'azienda produttrice, che contiene i dati relativi alla qualità
del processo di produzione, ai test effettuati su animali e ai test
clinici effettuati sull'uomo. Questi ultimi,
i test clinici per
valutare sicurezza ed efficacia, sono stati condotti su 2.627 bambini
e 1.631 adolescenti. Hanno evidenziato reazioni indesiderate comuni
ad altri vaccini: febbre e infiammazione locale sul sito
dell'iniezione.
L'EMA ha giudicato favorevole il rapporto tra
benefici e rischi della vaccinazione e il prodotto è stato
autorizzato al commercio in Europa il 14 gennaio 2013”.
Come tutti i vaccini, anche questo è soggetto a
ulteriori
controlli dopo l'autorizzazione al commercio. “C'è la
farmacovigilanza, di cui nel nostro Paese si occupa l'AIFA, l'Agenzia
Italiana per il Farmaco”, dice Pini. “Ogni qual volta si verifica
un evento avverso correlato alla somministrazione del vaccino, il
medico che ha fatto la vaccinazione o quello a cui si è rivolto in
seguito il paziente, è tenuto a fare una segnalazione all'AIFA. Se
l'evento è blando e compreso tra gli effetti indesiderati già noti
del vaccino, come la febbre, non c'è necessità di segnalarlo.
Spetta al medico, sulla base della propria esperienza clinica,
scegliere quali eventi segnalare, ipotizzando che siano stati causati
dalla somministrazione”.
Per fare un esempio, una puntura di vespa all'uscita del centro
vaccinale è un evento avverso correlato temporalmente alla
vaccinazione ma chiaramente non legato da un rapporto di causa ed
effetto, dunque non viene segnalato.
Perché è necessaria la farmacovigilanza, se il vaccino è stato
testato prima della registrazione? “Perché i test clinici
pre-registrazione sono condotti su alcune migliaia di soggetti. La
somministrazione a centinaia di migliaia, milioni di persone sul
territorio potrebbe far emergere effetti indesiderati più rari, che
non è possibile evidenziare su poche migliaia”, risponde Pini. “
A
tutt'oggi l'anti-men B è stato somministrato oltre un milione di
dosi in tutto il mondo e non è emerso nulla di nuovo”.
Poi c'è la sorveglianza della qualità del prodotto già
autorizzato, prima che entri in commercio. “L'azienda esamina ogni
lotto di vaccino prima di immetterlo sul mercato”, dice Pini,
“ulteriori esami su campioni di ogni lotto vengono condotti nei
laboratori di una rete di controllo coordinata dall'EDQM, il
Direttorato Europeo per la Qualità dei Farmaci. Infine, in Italia i
carabinieri prelevano a campione dosi di vaccino sul territorio,
dalle farmacie, dagli ospedali, dai centri vaccinali, e li inviano
all'Istituto Superiore di Sanità per un'ulteriore verifica della
qualità e della sicurezza”.
Nuovi dati
Con perfetto tempismo, proprio mentre scrivevo questo post,
The
Lancet ha pubblicato i dati di Public Health England, agenzia del Dipartimento della
Salute britannico, sull'efficacia del vaccino anti-meningococco B
dopo un anno di somministrazione a tutti i nuovi nati in UK.
Dal primo settembre 2015, in Gran Bretagna la vaccinazione è
raccomandata a tutti i bimbi in due dosi: la prima a due mesi e la
seconda a quattro mesi. È prevista una dose di richiamo tra 12 e 13
mesi. Nel 2015 in Inghilterra e Galles, aree a cui si riferiscono i
dati pubblicati, sono nati 697.852 bambini. A un anno
dall'introduzione della vaccinazione risulta che il 95,5% dei piccoli
ha ricevuto almeno una delle due dosi entro i sei mesi di vita,
l'88,6% le ha ricevute entrambe.
Stiamo parlando quindi di 618.297
bambini oggetto dello studio pubblicato su The Lancet.
Dalle ricerche precedenti e dalla valutazione dei ceppi di
meningococco B che circolano maggiormente in Gran Bretagna, si
stimava un'efficacia protettiva del vaccino variabile tra il 73 e
l'88%.
Il risultato ora verificato è che due dosi di vaccino
proteggono nell'82,9% dei casi dalle infezioni invasive da
meningococco B di qualunque ceppo. L'incidenza dei bimbi vaccinati
con due dosi è stata confrontata con quella nei quattro anni
precedenti l'introduzione della vaccinazione.
Nel corso dei primi dieci mesi dall'introduzione della
vaccinazione, i casi di infezione invasiva nella fascia d'età dei
bimbi eleggibili per ricevere il vaccino, indipendentemente dal fatto
che l'abbiano ricevuto o meno e in quante dosi, si sono ridotti del
50%: 37 casi contro una media di 74 casi pre-vaccino.
Concludendo...
A conclusione di tutta questa storia,
porterò sicuramente mia
figlia a fare la seconda dose di vaccino, anche se non ho ancora
deciso dove andremo.
Sono convinta che il direttore del centro vaccinale con cui ho
parlato non sia un anti-vaccinista, ma sono altrettanto convinta che
abbia un serio problema di comunicazione. Se ha tentato di
dissuadermi perché c'è penuria di dosi del vaccino e ritiene che
sia meglio riservarle ai bambini più piccoli, nella fascia a maggior
rischio di infezione, doveva dirlo chiaramente. Se ritiene che il
costo del vaccino sia sproporzionato rispetto ai vantaggi della
somministrazione nella fascia d'età di mia figlia, doveva dirlo
chiaramente. Invece ha detto “questo vaccino è inefficace” e
come lo ha detto a me, così lo ha detto a diverse mamme che mi hanno
contattata per raccontarmi la loro esperienza dopo che ne ho parlato
su Facebook. Così facendo ha trasmesso il messaggio che il vaccino
contro il meningococco B è inefficace, benché sia raccomandato
dalle società scientifiche che hanno valutato la documentazione più
aggiornata al riguardo, e dunque più in generale non c'è da fidarsi
dell'efficacia dei vaccini raccomandati.
Io ho la fortuna di lavorare nel settore, so a chi rivolgermi e
dove trovare le informazioni di cui ho bisogno.
Quanta confusione può
generare una comunicazione di questo tipo rivolta a famiglie che non
hanno altre fonti di informazione?